Storia civile di Messina colle relazioni della storia generale di Sicilia
Placido Arena-Primo
NOTE ED ILLUSTRAZIONI.
EPOCA ROMANA. (CC, DD, EE, FF. Pag. 145, 154, 181 e 183 del vol. I, par. I, lib. 4)
- I due privilegi conceduti dai Romani ai Messinesi, colla versione italiana 179
- Atto di transunto dei detti privilegi, e un diploma del Re Guglielmo II 182
- Tradizione della chiesa di Messina 184
- Autori più rinomati che rapportano la detta tradizione 185
LIBRO V. EPOCA ROMANO-GRECA.
- Autorità sulla formazione della lingua italiana 186
- Passaggio della leggenda in lingua greca, che si conserva presso i Basiliani in Messina, e in Firenze iviA. Carica dello Strategoto presso i Bizantini, conservata dai Saracini.— Stradigò di Messina 186
B. Esemplare Privilegio di Arcadio imperadore a favore di Messina 187
C. Arme della città di Messina antiche e moderne 189
D. Intorno la famiglia dei Papaleoni in Messina dal papa S. Leone 190
E. Eremitani di S. Agostino — Antico e nuovo monistero ivi
F. G. Monistero di S. Pantaleo dei Basiliani 191
H. Cenobio di S. Nicandro de’ Basiliani 192
I. Tempio di S. Giovanni Gerosolimitano ivi
L. Tempio e monistero di S. Gregorio antico e moderno 193
M. N. Detto di S. Maria del Carminello, e di S. Clemente allo Sperone 194
O. Lettera di Giustiniano imperadore a Vigilio papa intorno al martirio di S. Placido ivi
P. Tre lettere comprovanti il martirio dei padri Benedettini 195
Q. Solenne atto di transunto della storia e privilegio di Arcadio 196
R. Documenti comprovanti l’ epoca in cui fiorì Lascari in Messina 197
S. Tempio di S. M. la Nuova di Messina ivi
LIBRO VI. EPOCA SARACINA.
T. Sito dell’antica città Carovano 198
- Dettaglio storico di Termini ivi
- Dettaglio storico di Mazzara 200
- Opinione contraria al Ferrara, al Martorana, al Palmieri intorno la resa di Messina ai Saracini 201
- Dettaglio storico di Trapani 202
- Dettaglio storico di Sciacca 204
- Dettaglio storico di Enna, oggi Castrogiovanni 205
- Tempio dell’Intemerata, oggi Candelora, e Confraternità dei Verdi 206
- Tempio di S. Niccolò dell’Arcivescovado 208
- (I due privilegi conceduti dai Romani ai Messinesi, colla versione italiana)
CC, DD, EE, FF.
Pag. 145, 154, 181 e 183 del vol. I, par. I, lib. 4
Epoca Romana.
Trascriviamo i due privilegi conceduti a Messina dal senato e popolo romano, inseriti nell’atto di transunto per ordine di Guglielmo II re di Sicilia, nell’anno 1182, che si legge in prosieguo; ai quali per maggior intelligenza mettiamo in fronte la versione italiana.
S. P. Q. R.
Appio Claudio, Quintoque Fabio Consulibus. Altero Messanam Siciliae Civitatem classe profecto, reserante percepit, Hieronem Siracusanorum regem Panorumque copias Hieroni conjunctas tam celeriter superatas, ut Appium Claudium cons. ad hanc rem gerendam potius Civitatis sue virtutis admiratorem, quam belli susciperet adjutorem. Nam Hyero rex Penique Urbis non tam moltitudine quam animosa nobilitate propulsi. Victos prius quam se didicere congressos. Qui ante consulis adventum ultra Leontinum profugi, pacem exposcentes, Rom. gloria, Mestanensium Nobilitate, propriaque multa, ducena talenta
Versione
Il Senato e Popolo Romano, al tempo che Appio Claudio e Q. Fabio erano Consoli, mandò un di loro con l’armata in soccorso di Messina assediata da Gerone e dai Cartaginesi. Ma la nobiltà dei giovani messinesi, vedute il soccorso, e l’armata vicina, prese tanto ardire, che aperta la città, ed uscita fuori la moltitudine, vinse con tanta prontessa Gerone tiranno dei Siracusani, e le genti dei Cartaginesi congiunti con lui, che questa città ebbe Claudio console, piuttosto per testimonio, e spettatore della sua virtù, ch ella l’avesse per soccursore della guerra. Perchè il re ed i Cartaginesi, essendo stati cacciati, non tante dalla moltitudine degli nomini,
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Acrario solvenda supplicet exposcerunt. Ob quod statuit Urbem ipsam titulo nobilitatis extolli, aliisque Provinciae Civitatibus, Sacerdotes, ejusque Cives, Romanorum honore, SICILÆ CAPUT, illie fungi Potestate Romana. Lapides ejus a Leontino usque ad Pactas extendi, nam id spatium caeteris deficientibus Romanae dictioni servavit. Chyrografum hoc Fastis Romanis adjunctum, laudem Civitatis ostentans adscribi, Romanamque gratitudinem, merito respondere. Approbatum est praesens Decretum Patrum a Gneo Collathino Plebi Tribuno, post urbem conditam an. CCCCLXXXIII Rempublicam primo bello Punico conturbante. quanto dalla, loro generosa virtù, ed animoso valore, conobbero prima d’essere stati vinti, che assaliti. I quali fuggitisi di là da Leontino, innansi alla venuta del Console, domandarono la pace. Ond’essi per gloria dei Romani, per virtù dei Meninesi, e per taglia messasi da loro stessi, fnron condannati ogni anno in cento talenti, i quali si dovessero pagare allo Erario, e con questa condisione, e con molti prieghi fu ottenuta e conceduta la pace. Per la qual cosa il Senato e Popolo Romano ordina, che questa città sia onorata con molti titoli di nobiltà, e anteposta a tutte le città dell’Isola, e che i suoi sacerdoti, e i suoi cittadini, per onor dei Romani, possano in quella—come nel Capo di tutte le città — usar la possanza romana. I suoi confini siano da Leontino per fino alla Fede (o Patti) ; però ch’ella conservò tutto questo spazio di pàese ai Romani, essendosi ribellato tutto il resto; e s’ordina ancora che questo Decreto sia aggiunto ai Fasti romani, come quello che dimostra la lode di questa città, e la fede della gratitudine dei Romani. Questo Decreto dei Padri, è stato approvato da Gneo Collatino, Tribuno della Plebe CCCCLXXXIII anni dopo l’edificazione di Roma, al tempo che la Repubblica era travagliata dalla prima guerra cartaginese.
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Secondo privilegio dei Romani.
S. P. Q. R.
Servio Fulvio Fiacco Publio Calpurnio Pisone Consulibus urbem Messanam a provinciae coloniae tributi, cujuslibetque vectigalis, fxii mobilisque pondere per omnia secula liberavit, qua dum Siciliam grave, formidabileque bellum servile, multitudine aspirantium copiarum, potenciaeque magnitudine subjugasset, quod prius Romanos Pretores disperserat, Consules quoque terruerat, servos Messana sagaciter habitos pace mature frenatos, Q. P. Calpurnio Consuli resignandos, Lucem Siculis, R. P. stimulos, et a se futurum compar abstulit monumentum, utque servili servitute surripuit, preciosa libertate gauderet, ex hoc enim presens Chyrografum Fastis Romanis adjunctum, laudem civitatis ostentans decrevit ascribi ut gratiam meritis Rom. circumspectis coequaret. Approbatum est hoc patrum decretum ab Octavio Tribuno Plebis.
Post urbem conditam DCXXI Rempublicam bello Servili conturbante.
Versione
Il Senato e Popolo Romano, al tempo del Consolato di Servio Fulvio Flacco, e di Publio Calfurnio Pisone, ha liberato perpetuamente la città di Messina da tutte le gravezze, mobili, e stabili, e da tutti i tributi della provincia della colonia. Perchè egli intese, che la città di Messina avea molto avvedutamente tenuto a freno ed in pace i suoi servi, mentre che in Sicilia la grave e formidabil guerra servile (avendo una gran moltitudine di servi fatto congiura insieme) aveva soggiogata quasi tutta l’Isola; la qual guerra avea dispersi i Romani, e grandemente impauriti i Consoli; anzi quando e’ si ordinava mandarvi uno dei Consoli, cioè Publio Calfurnio, ella levò quella parte di Sicilia, tolse ai Romani molti gravosi pensieri, e discacciò da se un male, che l’ era grandemente per nuocere, e si liberò da una lunga, e continua servitù, per godersi una tranquilla e sicura libertà. Per la qual cosa, e’ si è ordinato, che questo Decreto, che contiene la grandezza, e la lode di questa città sia aggiunto ai Fasti Romani, acciocchè per esso si conosca, che la dignità romana ha voluto pareggiar la grazia coi meriti. Questo Decreto dei Padri è stato approvato da Ottavio Tribuno della Plebe ; DCXXI anni dopo l’edificazione di Roma, essendo travagliata la Repubblica dalla guerra servile.
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- (Atto di transunto dei detti privilegi, e un diploma del Re Guglielmo)
Le anticaglie veramente riverende ( per servirmi delle parole del Fazello, Dee. prima 1.2) e le carte dove erano scritti questi decreti, essendo già guasi mangiate e corrose dalla vecchiezza e dalla polvere; Guglielmo 11 di questo nome re di Sicilia, ritrovandosi nella città di Palermo, acciocchè non si perdesse la memoria delle cose fatte gloriosamente dai Messinesi, ordinò a Gualtieri arcivescovo di Palermo, a Rinaldo vescovo di Siracusa, e a Giovanni vescovo di Catania, ch’elle fossero scritte, e copiale di parola in parola, siccome appare in un altro privilegio dato in Palermo a’ 4 di maggio l’anno MCLXXXII e nel XVII anno del suo regno; che qui trascriviamo
I
VV divina favente clementia Rex Siciliae, ducatus Apuliae, et principatus Capuae, laude optata fruimur cum benemeritis que virtute lucrantur nostri favoris gratiam renovamus renovotamq; stabilius confirmamus. Apud nostram itaq ; majestatem comparentes sindici nobilis civitatis Messanae, nobis suppliciere, cum in thesauro scriptur, ejusd. sint alique antentice scripture, dicte civitati a romano dominio tempore quo dominabatur indulte, quibus annotantur alique prerogative immunitates, et excellende dicte civitatis, que senectute causante deficiunt, antequam igitur evanescant dignaremur ipsas videre, discerniq. facere, per nostrum privilegium renovare ut nostra regia auctoritate munite vim posteris haec nostra renovatio claripendat, quam dicte originales autentice scripture dedissent; nos autem hac justa postulatione commoti volumus ad ipsor. sindicor. rogamina ipsas piis liminib. intueri, quas vidimus admiranda vetustatem ipsar. meditantes, erant autem autentice propriaq. forma omni vicio et suspicione carentes, f; eo reputavimus illas validiores ac fide dignas, quo integre consistentes solo tactu deficero videbantur,
183
ipsatq; deniq; venerabilibus Gualterio panormitano archiepiscopo, Rainaldo Barensi, et Bartholomei Agrigenti episcopis tradidimus revidendas, et eis imposuim. de verbo ad verbum in hoc privilegio nostro scribi facerent, et fideliter annotari, que fuerunt de verbo ad verbum nulla facta mutacione; diminucione vel additamento tenoris instantis:
Qui si leggono i soprascritti due privilegi.
Et nobis exinde supplicato ut contenta in autenticis scripturis eisdem predicte civitatis confirmarem, et largiremur nos autem considerantes ipsam civitatem a tempore tam remoto notabiles gratias easdem valuisse mereri quodque; munificis progenitoribus nostris nobisque talia propinarunt et quotidie prestant, ut hoc et majori premio sublimetur, gratias et prorogativas easdem dicte civitati fuisque ; civib. perpetuo confirmarem, nunc largimur, et donam. haec autem ut sunt a nobis civitati predicte confirmata, concessaq; ab omnibus heredib. et successorib. nostris ac subditis semper statuim. et precipim. observare, et ad confirmationem perpetuumq; robur permissor. Hoc nostrum privilegium per manus Alessandri nostri Notarii scribi precipim. nostroq; signaculo decorari, anno, mense et indicione subscriptis....
Datum in urbe Panormi Felici per manum Gualterii etc. Anno Dominice Incarnationis millesimo centesimo octuagesimo secundo mensis quarto Madii quintedecime indicionis. Regni vero domini nostri, Willelmi Dei gratia Regis Siciliae, Ducatus Apuliae et Principatus Capuae, anno septimodecimo feliciter.
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- (Tradizione della chiesa di Messina)
Pag. 169.
Tradizione della chiesa di Messina, come viene rapportata dagli autori, e in tutte le patrie scritture.
Cum Beatus Paulus Apostulus esset in Calabria in Civitate Rhegii Evangelizans omni creaturae Evangelium Domini, juxta illud Divi Marci XVI fuit vocatus mirabili devotione a Populo Messanensì ; unde, e prima die praedicavit de Domini nostri Jesu Christi Passione: Secunda vero die de Virginitate Beatae Mariae, et de Incarnati Verbo Mysterio: quibus auditis, ipsa Universitas Messanae instanter, et instantissimè interrogavit, ubi residebat ista Regina Coelorum Mater Dei, cui Beatus Paulus respondit. Hierosolymis moratur, et adhuc vivit. Repleti gaudio Messanenses instituerunt Legatos, qui una cum ipso Paolo, navigio se Hierosolymam contulerunt; unde facta prius Oratione, Beatam Virginem in Dominum susceperunt; quae sanctissimis manibus propriis subscripsit in quodam Chyrographo, acceptando, et confirmando omnia; appellando se Protectricem perpetuam stiae Messanae. Quod Chyrographum ex Haebraicis Literis fuit a Beato Paolo in Graecas Literas translatum, temporibus vero nostris a Costantino Lascare, viro prestantissimo, in latinas literas translatum est tenoris sequentis:
« Maria Virgo Joachim Filia Dei Humillima, Cristi Jesu Crucifixi Mater, ex Tribu Juda Stirpe David, Messanensibus salutem, et Dei Patris Omnipotentis benedictionem — Vos omnes fide magna Legatos, ac Nuncios per publicum documentum ad nos misisse constat, Filium nostrum Dei genitum Deum, et Hominem esse fatemini, et in Coelum post suam Resurrectionem ascendisse, Pauli Apostoli electi praedicatione mediante, viam veritatis agnoscentes.
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Ob quod Vos, et ipsam Civitatem benedicimus, cujus perpetuam Protectricem nos esse volumus. Anno Filii nostri XLII Indictione I. III. Nonas Junii Luna XXVI, Feria V ex Hierosolymis—Maria Virgo, quae supra confirmat presens Chyrographum manu propria.»
Autori più rinomati che rapportano la sopradescritta tradizione della chiesa di Messina.
Giorgio Gualterio nelle antiche Tavole. — Flavio Lucio Destro Chronicon negli anni di Cristo 86, e 450. — Muzio Giustinopolitano Hist. Sac. lib. 1, cap. 15. — Paolo Serlogo in Comment. in Cantica tom. 2, Vestigat. 2, Soc. 1, n. 55. — Lorenzo Crisogono in Mund. Marian. par. 1, diss. 21. — Giovanni Cartagena lib. 14 de B. V. hor. 1, tom. 3. — Il padre Paolo Belli, uomo illustre per nobile messinese lignaggio e per alta erudizione, nella sua opera de gloria Mess. (l. 1, c. 17), ne rapporta mollissimi tutti forestieri; ed il pontefice Benedetto XIV (serm. 63 della vita di M. V. n.15, f. 261) proclama che il Belli manifesta a sufficienza la verità della tradizione della chiesa di Messina.
- (Autori più rinomati che rapportano la detta tradizione)
Pag. 170.
Passaggio della leggenda in lingua greca, che si conserva nel monistero del Salvadore di Messina, e nella biblioteca di Firenze.
. . . . . . . . . . . Paulus recipens duos viros missos cum Epistola XX die Mensis Maii, promptus factus est, et gratiam egit Domino nostro Jesu Christo, ac navigans a Melita, et Gaudisio. non per Affricam in Italiae partes sed in Siciliam Syracusas se contulit cum duobus viris missis ad eum, ac inde Rhegium Calabriae, unde Messanam nobilem Siciliae civitatem pervenit, unde Episcopum Barchirium nomine constituit.
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Mox Messana degrediens Tendulae applicuit mansitans ibi per unam noctem sequenti die Puteolos concessit . . . . . . . . . . Il rimanente, come legasi presso il Reina (Not. Ist. p. 2, f. 163) presso il Gallo (Annali di Mess. tom. 1, lib. IV, fog. 109).
LIBRO V. EPOCA ROMANO-GRECA,
Carica dello Strategoto presso i Bizantini, conservata dai Saracini — Stradigò di Messina.
L’etimologia del nome Stratego deriva dal greco; che vuol dire militare; con questo titolo secondo Demostene, si distingueva un capitano di eserciti. Quindi i Greci bizantini lo adattarono al governatore di una provincia, o di una città; per cui nel regno di Arcadio leggiamo essere Stradigò di Messina Metrodoro. Negli antichi tempi, come si ricava dal Codice Praxis Ton Basileon era eletto dai proprî cittadini ; ma poscia da coloro che tennero il supremo potere. I Saracini lasciarono agli Strateghi l’antico nome, forme, e preeminenze. I Normanni levarono a più eminente grado questa carica; finchè Federico I re di Sicilia, abolendo tutti gli Strategoti dell’ Isola, uno solo vestito di giurisdizione militare e politica volle lasciarne in Messina. La qual luminosa carica, che veniva seconda a quella del vicerè, avente a se una corte stradigoziale, sempre onorata e protetta da tutti i monarchi, occuparono una schiera di uomini ragguardevoli per nobiltà di maggiori, per alto grado nelle armi, e per alto sapere. Messina chiude la tela de’ suoi Slrategoti dopo i movimenti politici del 1671, quando dall’ira
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del viceri di Spagna conte di S. Stefano, fra le altre preeminenze le fu tolta ancor questa; e le fu posto sul collo un governatore militare. Dei primi e dei secondi nella storia moderna (tom. 2, p. 1) saremo chiamati a presentare i nomi in una tavola cronologica.
- (Esemplare Privilegio di Arcadio imperadore a favore di Messina)
Privilegio di Arcadio, come viene rapportato dagli autori descritti nel. c. XXXI del l. V. Ep. Rom.-Gr. pag. 102, nota (2).
ARCADIUS Sanctae Brachio Trinitatis in Orbe Monarca Christianorum Basis, et Protector, Romanorum Imperator semper Augustus.
Hanc Notari jussimus Chrysoballam per manus Arsenii Duracchii Scribae nostri Civibus, et Civitati Messanœ, ut propter honorem quem ex illa consequentur, pateat omnibus auxilium, quod nobis, et Imperio praestiterunt. Eramus in Civitate Thessalonicae à Bulgaris nostris hostibus, Imperii rebillibus obsessi, qui adhaeserant Costantio proditori, praevaricante Costantinopolim ferè totamque Thraciam, et aliis Imperii Provinciis. Scripsimus multis gentibus pro succursu, quae nequentes defecerant: Siculos non teligimus, quia molestabantur ab Agarenis. Sed praedicta Civitas Messance non requisita, nec citata, Classem animosè paravit ; quœ ab insperato supervenit. Galeas, quœ Nos obsidebant in Pelago vicit : subitoque impetu prostravit hostes, qui Nos etiam Terra coercebant : ut sic errarent dispersi, quod fuga turpi sine vexillo, et nomine fœdam haberent salutem. Quibus voluerunt servitiis servitia cumulare, et ad Nostri petitionem nostram personam, nostros etiam cum eorum Classe Constantinopolim honorifice detulerunt.
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Ubi civitate Nobis reducta, Constantius factionis caput, cum proditoribus, in Megapalatio se tutarunt. Quod Messanenses oppugnantes ceperunt ; in manibusque nostris Constantium et caeteros proditores assignarunt. Propter quod justum duximus Civitatem, et ipsos Cives Maximis praeconiis decorare, cum maxima promereantur. Ideo fecimus ipsam Civitatem in tota Magna Grecia, et Sicilia Protometropolim ; Dominium loco Nostri, et Successorum nostrorum totius Siciliae sibi perpetuò dedimus, Exemptam, et liberam fecimus, ut illam Romani fecerunt, ab omnibus angariis, perangariis, Taxis, Dohanis, et Contributionibus, ubicumque fuerint, Solum motu proprio fecit in Nostrum, et imperii succursum, propterea nullus Messanensis, cum noluerit, ad armatam per mare nec terra ire cogatur. Dignificamus etiam ipsam sic, quod aequetur Constantinopoli. Nulla unquam vexatione substantiali, vel personali Cives ejus graventur: Sed ubique praehonorentur, Nullus ei eorum alicui contumeliam, vel injuriam audeant inferre, conscius illam Imperatori fecisse, seque in magno crimine incidisse, et habere sceptrum imperatorium pro ultore. Et ipsius Civitatis Stratecolus, ticet non fuerit Miles, ad ipsius civitatis honorem dum in officio praefuerit, militum insignia portet. Et cum trasfelare voluerit imperator Messanensium Galeam ascendat, cui cœterœ de classe reverentiam prœstabunt, sibique cedant, etiam si persona Imperatorii abfuerit. Rhegyum Civitatem et Himeram ipsi Civitati assignavimus peculium, et Imperatoriae Corone de Membrts Nobilibus constituimus in œternum, a qua nullo eventu segregetur, utque sit notum omnibus, quantum cupimus ipsam Civitatem eminere : sibi nostrum dedimus Vexillum, et Arma ; quœ gestabit honore Summo Nostris œquale, Cœterarum Civitatum Armis, ei Vexillis subjacentibus. Excellere ipsam decrevimus, velut extulit semelipsam, Nobis ei Imperio succurrendo.
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Prœsentem Chrysobullam propriis manibus Metrodoro, et cœteris Civibus Messanae consignavimus Constantinopoli, in Campo Panchierio, congregatis illic Patriarca Reverendo, Archiepiscopis, Episcopis, Magnatibus, et plebe : nobis ad honorem, et gloriam ipsius Civitatis in Throno Imperatorio cum insignis considentibus. Post Mundum Creatum annis quinque millibus, sexcentis et duobus : A Nativitate vero Domini Nostri Jesu Christi anno quadringetesimo septimo.
A questo privilegio era attaccata la bolla d’oro con laccio di seta, ed oro intessuto, la quale da una parte aveva impressa l’effigie del Nostro SALVADORE, e nell’altra la Croce, nei quattro angoli della quale la lettera B, nel suo giro leggevasi : Deus vincit. Deus regnat, Deus imperat X. Δ. K. B. e sopra in circolo : Arcadius Jussu Spiritus Sancti Christianorum Basis, et Prot. Rom. Augustus.
Arme della città di Messina antiche, e moderne.
Sappiamo che Messina alzava ne’ primi tempi per arma il Porto falcato per significare il suo primo nome di Zancla. Quindi usò la M per suo stemma perchè le fu data da’ Messenî che l’aveano occupato. Abitata poi da’ Mamertini usò il Castello in tre torri diviso, o per memoria di Rea, o di Orione, o per la Rocca Guelfonia, o per le tre torri del suo porto. Così in questo tempo i Messinesi cambiarono il Castello nella Croce per eternare la memoria della grande impresa, e mostrare alle remote età la gratitudine con cui l’ imperadore Arcadio la generosa azione de’ Messinesi retribuì. E sono già quattordici secoli da che Messina mostra per sue armi la Croce d’oro in campo rosso.
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Intorno la famiglia dei Papaleoni in Messina dal Papa San Leone.
Da Papa Leone (scrive Gallo, Annali di Messina lib. V, tom. 1, fog. 179) trasse il cognome l’antica e nobile famiglia dei Papaleoni, ch’ ebbero le loro case, dove oggi è il monistero di Monte Vergini, ed anche nella contrada detta del Pozzoleone vicino l’antica chiesa di San Cataldo (dove furono fino a giorni scorsi le prigioni provinciali, ed ora va ad innalzarsi il novello teatro sul disegno magnifico del valoroso architetto Valente). La città memore di questo illustre cittadino, gli dedicò una delle grandi porte del suo teatro marittimo; inoltre le edificò un monistero dell’ordine basiliano, vicino al torrente dal suo nome detto di San Leo; dove nel tempo dei mori viveano alcuni monaci dell’ordine medesimo. Finalmente a giorni nostri con elegante struttura rifatto il patrio fonte detto il Pozzoleone, una marmorea lapide ivi rizzossi al papa concittadino dedicata.
Eremitani di Santo Agostino, antico e nuovo monistero.
Il sacrario dei frati di S. Agostino fu nei tempi della sua fondazione sulla collina al settentrione della città intesa degli Scirpi, in quel luogo detto di Nostra Donna dei Viaggi—Quindi regnando in Sicilia Maria di Aragona l’anno 1387, venne trasportato nel luogo dove poi eressero il grande e bel monistero con il tempio di S. Agostino, che oggi sulla strada che sale alla Caperrina si vede.
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Meritano in questo luogo la considerazione dello amatore delle arti una tavola di marmo ad alto-rilievo rappresentante la Natività del Signore, la marmorea statua della Vergine avente nelle braccia il Bambino. Molle pregevoli pitture sparvero in diversi tempi dalle sacre pareti, a suon d’argento passate allo straniero. Distrutte da barbara mano, qui invano si ricercano le urne sepolcrali e le pietre di Leonardo Testa, e di Antonio Barbalonga, il primo delle scienze e delle lettere, il secondo delle arti nostre, splendore; un logoro marmo addila dove riposano le ossa del Ferrarotto insigne giureconsulto messinese.
Monistero di S. Pantaleo dei Basiliani.
Dalla strada consolare del Dromo salendo alla sinistra vedesi nel piacevol piano di una collina l’antico monistero de’ Basiliani di San Pantaleo, gangia dell’Archimandrita, costruito e dotato dal Conte Ruggiero. Questo al dir del Buonfiglio, e del Pirro, è una di quelle Abbadie, ch’era in piedi da molti anni prima che Sicilia fosse da’ Saracini occupata; in dove i monaci Greci vita austera eremitica, ed assai povera facevano; e perchè l’antica struttura di questo monistero tanto vecchia minacciava rovina, si è dovuto in diverse epoche di nuove fabbriche ristorare — Pirro nelle notizie dell’ Archimandrita, lib. 4. — Bonfiglio nella Messina. — Gallo Ann. nell’App.
Alcune rovine nel villaggio di Cumia, additano esservi colà stato ab antico un altro sacrario di basiliani, che esisteva nei tempi della occupazione saracina. (Autori citati).
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Cenobio di S. Nicandro de’ Basiliani.
Vedevasi il cenobio di San Nicandro posto in cima di una collina nel villaggio che il nome ritiene del titolo dell’ Abbadia, che essendo stato un piccol luogo cosa di notabile non contenne, che la sola riverenza del pietoso Ruggiero restauratore, e la memoria della santa vita eremitica di Nicandro e suoi compagni. (Bonfiglio nella Messina, Pirro Not. dall’Arch. — Gallo nell’App.)
Tempio di S. Giovanni Gerosolimitano.
Il monistero e tempio di San Giovanni Battista, che poi fu priorato dei cavalieri Gerosolimitani, riconosce la sua fondazione dal divo Placido, e compagni dell’ ordine di San Benedetto l’anno DXXX. Mandato per ben due volte a rovina dal furore de’ Saracini, colla strage di quei frati (l. 5, c. XIII e XVII) venne restaurato dai principi normanni. Quindi col correr degli anni, nel regno di Filippo II, il messinese municipio con spesa grande e regale rifabbricò il nuovo tempio, e lo dedicò al divo Placido suo fondatore, che or forma uno dei migliori monumenti della città. Concessa ai cavalieri gerosolimitani di Malta, ivi costituirono ed eressero il loro priorato (oggi real palazzo) e lo recarono a quella opulenza che oggi si vede. Si conservano in questo tempio molti antichi sepolcri con iscrizioni greche e latine, e nella cappella destra in un marmoreo deposito eretto riposano le ossa dell’abate Maurolico con sopra il suo busto, ad eterno culto di uomo tanto sublime nelle matematiche, e nella piu ardua sapienza,
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che fu appellato il principe dei tempi, il nuovo Archimede siciliano.
Tempio di San Gregorio antico e moderno.
Il tempio antichissimo di Giove. nei dintorni del torrente delle Lascine (oggi diporta di Legni) sotto le insegne della Fede venne intitolato alla Vergine Madre di Dio. Indi per quanto sappiamo dal Maurolico, e dagli altri patrî scrittori, Gregorio il santo vi fabbricò un monastero, e con ricca dote lo donava alle vergini claustrate dell’ordine benedettino. Questo che fu reputato uno di quei sei monasteri gregoriani fondati in Sicilia, prese indi a poco il nome del suo fondatore. Egli è certo, che nei tempi più antichi della dominazione araba, il tempio, il monastero, e le monache esistevano. Ne fa chiara testimonianza un transunto rescritto del vescovo di Siracusa, per lo quale dava all’abadessa di S. Gregorio il possesso della chiesa di Santa Lucia con tutte le sue rendite in quella città (Buonfìglio Mess. des.). Cessato il comando dell’Isola nostra al saracino, Ruggiero conte fondatore della monarchia. e i successori re lo ristorarono, lo abbellirono, lo arricchirono. Ma venuto il vicerè Ferrante Gonsaga nel 1537, volendosi la città munire di nuove e più forti mura all’intorno, dovette quel sacro edifizio andare in rovina. Finalmente intrapresa la fabbrica del novello monistero e della chiesa, fu recata a compimento verso il 1570; ed oggi ne ammiriamo la ricca magnificenza.
In questa chiesa a forma di croce greca costrutta, intersiata da per tutto di agate, lapislazoli, e di altre pietre dure, l’amatore e lo storico delle arti sarà vago di osservare l’antichissima immagine a mosaico della Madonna della Ciambretta,
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un S. Benedetto in mezzo a S. Mauro e S. Placido di Antonello Riccio, un S. Gregorio opera pregevolissima del Barbalonga, ed altri variati dipinti, che si levano in gran conto per semplicità, e purezza di disegno, e per armonia di colorito. Nè vogliam tacere dei cinque pezzi, che si vedono nel parlatorio; i quali formarono una eccellente icona dipinta da Antonello di Messina. Ed è quest’opera la sola che con certezza si è potuta attribuire ad Antonello di Messina, per quella iscrizione in un piccolo breve:
Anno Domini MCCC septuagesimo tertio
Antonellus Messanensis me pinxit.
- (Detto di S. Maria del Carminello, e di S. Clemente allo Sperone)
Chiesa di S. Clemente allo Sperone.
Nella discesa dell’abbadia di S. Pantaleo dei Basiliani verso il Dromo, sorge la chiesa di S. Clemente sulle rovine dell’antica. La quale fu creduta essere una delle sei consacrate da Gregorio il Santo. Uno stabilimento ancora di questo pontefice fu creduto quello di Santa Maria del Carminello. (Bonfiglio Messina Des. lib. 1, pag. 8. — Gallo nell’ App. agli Annali).
- (Lettera di Giustiniano imperadore a Vigilio papa intorno al martirio di S. Placido)
Lettera dell’ imperadore Flavio Giustiniano al pontefice Vigilio intorno al martirio dei padri Benedettini.
In nomine Domini nostri Jesu Cristi, Imp. Caesar Flavius Justinianus . . . . . . Sanctissimo ac Beatissimo Papae Senioris Romae Vigilio . . . . . . salutem et perpetuam pacem . . . . . . Placidus cum fratribus et discipulis
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suis a Deo abominandis et fulminandis paganis oh theologicam hortodoxamque fidem ortatus; nexus pedibus versis sit suspensus, verberatus, et tortus, flamma adustus precisa etiam lingua ad extremum pro capite omnium Christo: caput ad procedendum gladio nefando submisit . . . . . . Fideles cum Placido aeterna felicitate fruantur, et in urbem terrarum immensis laudibus extollantur. Omnium dominatoris sublimitas V. B. conservet SSmi BBmi, patres — Data III Non. Majus in nova Roma Constantinopoleis: anno a Deo nostri conservandi Imperii XIII Consulatu Basilii viri Clarissimi anno nono.
Leggesi per intiero presso Leone Ostiense (Append. ad Chron. Cassin. l. 4) e nell’opera de gli Accademici Peloritani, Spiegazioni delle due Mazze, pubblicata in Venezia l’anno MDCCXL, fog. 213.
Tre lettere comprovanti il martirio dei padri Benedettini.
Presso Leone Ostiense (Append. ad Chron. Cassin. lib. 4) e nell’opera degli Accademici Peloritani, Spiegazioni delle due Mazze, pubblicata in Venezia l’anno MDCCXL, fog. 214 a 217) trovasi per intiero rapportata la lettera della città di Messina a S. Benedetto; quella del monaco Gordiano al papa Vigilio; l’altra a S. Mauro, che fanno grande testimonianza della strage della famiglia benedettina nella prima incursione saracenica guidata da Mamuca.
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Solenne atto di transunto della storia e privilegio di Arcadio.
In nomine Domini Amen. Anno Incarnationis ejusdem millesimo quatrincesimo quinquegesimo nono, mense Julii vigesimo ejusdem septime Indictionis Regnante Serenissimo atque Illmo. Dom. Nos. Rege Joanne D. G. Excellentissimo Rege Aragonum, Siciliae ec. ec. Regni vero ejus Sicilia anno secundo feliciter.
Nos Infrascripti Judex nobilis Civitatis Messanae Nicolaus de Florellis, de Messana sacra imperiali, et regia quibus infra auctoritatibus Notarias Publicus ubique locorum, et Judex ordinarius, et testes subscripti ad hoc vocati specialiter, et rogati, presenti scripto publico notum fecimus, et testamur, quod nobiles Angelus de Campagna, Joannes Bonfiglio, Petrus de Rajnerio, Petrus de Bonfiglio, Joannes Artalis de Pactis, et Andreas de Stayti Jurati Universitatis Nob. Civ. Messanae, presentaverunt, et obstendiderunt ac publice legi fecerunt quasdam Chronicas antiquissimas . . . . . . .
Dopo altre formole si leggono inseriti i capitoli della cronica Prax ton Basileon, ed il privilegio dell’imperadore Arcadio, come venne da noi rapportato nella nota precedente lett. B. Indi siegue la chiusura formale dell’atto, colle soserizioni dei giudici, testimonî, e del notaro de Florelli.
Tutto intiero può leggersi nell’opera degli Accademici peloritani, Spiegazioni delle due Mazze (f. 219).
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Documenti comprovanti l’epoca in cui fiori Lascari in Messina.
Privilegio di precettore di lingua greca in Messina nell’anno 1467, e le lettere viceregie che lo confermarono:
Joannes Et. ec . . . . . . . . Dilecto nobis in Christo Costantino Lascari Graeco salutem in Domino sempiternam: Audita miserabili fortuna pro morte dilecti nobis in Christo Andronici Galiscoli civis Constantinopolitani, quem magistrum et praeceptorem graecarum literarum in civitate Messanae autoritatae apostolica praeficeramus ec. ec. . . . . . . . . . .
Panormi quarto Mensis Februarii primae Indictionis 1467— Firmato Lop. Ximen Darres.
Leggesi l’autentico estratto dalla real cancelleria del regno ; rapportato nel libro degli Accademici peloritani sopra indicato (fog. 221 a 222) unitamente alle lettere viceregie, date in Palermo in conferma del detto privilegio il giorno sei del mese febraro 1467.
- (Tempio di S. M. la Nuova di Messina)
S — pag. 104.
Il tempio di S. M. la Nuova di Messina, che i normanni principi de vilissimo stabulo restauraverunt, come scrisse il prelato Guglielmo all’anno 1125 (Pirri Not. Ecc. Mess. t. 1, f.303) riconosciuto d’antichissima origine, sappiamo soltanto per Ugone Falcando scrittore contemporaneo, che regnando Guglielmo II detto il buono, il popolo messinese si ragunò in questo tempio per sentire leggere dallo stradigò Andrea una lettera del medesimo Re. — Era dunque compito; nulla più narrano gli storici; e Guglielmo non lo fabbricò, nè lo restaurò. —
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Ma quindi, essendovi di persona intervenuto Enrico svevo imperatore, dedicazione solenne se ne fece nell’anno tl91. E pia oltre sappiamo, che nelle funebri esequie di Corrado re, si brugiò il tetto per incendio cagionato da’lumi accesi in una altissima pira. Indi si rifece, e quando Pietro d’Aragona, cacciato ch’ebbe l’usurpatore angioino, entro trionfatore in Messina, vide il tempio già riparato, e in esso sventolare le insegne del normanno Manfredi. Questo sacro edifizio proprietà de Messinesi, venne nei tempi posteriori levato, per opere di arte, e per cose ricchissime, a quella splendidezza che per ciascuna si vede.
LIBRO VI. EPOCA SARACINA.
- Sito dell’antica città Carovano.
Kairovan, che a pronunziarlo in nostra lingua suona Carovano, vogliono alcuni geografi occidentali stata fosse in quel medesimo sito dov’era il Vico Augusto; però gli Arabi, che la conobbero meglio, la dicono fabbricata sulle rovine dell’antica Cirene, luogo vicino del detto Vico Augusto, e al mezzogiorno di Cartagine in distanza di 60 miglia. Dicono, ch’ella ebbe il nome di Cairovan, perché fondata a comodo delle carovane mercantili, pel traffico delle quali si fece grande e ricchissima, prima ancora che divenisse metropoli dei principi Aglabiti. (Martorana Not. Ist. tom. 2, l. 2).
U — pag. 128.
Dettaglio storico di Termini.
Lasciando le mitologiche tradizioni intorno le origini di Termini, levate a storia d’alcuni suoi scrittori (Benincasa—Palmieri t. 1)
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